Archivio storico

Cartografie storiche

La sezione di Somma Lombardo possiede un archivio di cartografie utilizzate dai soci fin dalla nascita della sezione . L'idea di digitalizzare questo patrimonio e renderlo consultabile si basa sulla volontà di conservare la memoria di un territorio in costante evoluzione.  

Cartografia risalente agli anni precedenti la realizzazione delle dighe che hanno portato alla creazione dei bacini idrici del Sabbioni e di Morasco, dove oggi si trova il nostro rifugio.

cartografia storica ante 1930 - Val Formazza

Cartolina storica Rifugio anni 60

Documentari Storici

Abbiamo selezionato per voi i video documentario direttamente collegati alla storia della realizzazione della diga dei Sabbioni, evento durante il quale sorsero le mura che sarebbero poi divenute il rifugio Somma Lombardo. Si tratta di una straordinaria raccolta di documentari inediti sull’energia e la crescita industriale del Paese diretti dal grande regista Olmi che ha iniziato la sua carriera in Edison.

Documentario anno 1955 " la diga del ghiacciao"

Olmi, Ermanno [Documentario industriale] (1955) Società Edison, B/N, 10’ 22”
RESPONSABILI: Colombo, Carla [Montaggio]; Bassi, Pier Emilio [Musica]; Rizza, Silvano [Commento]; Franchini, Ugo [Direttore produzione]; Locatelli, Walter
SINOSSI: Sulle rive del lago di Morasco in Val Formazza, completamente scavata nella roccia, è sistemata la centrale del Gruppo Edison. Il suo funzionamento sarà automatico, le sue turbine spinte dall'acqua che scorre nella condotta forzata mantenuta a 2500 m di quota da una diga colossale che sbarra la conca del ghiacciaio dei Sabbioni. Questo documentario racconta non solo l'evoluzione dei lavori, ma anche le fatiche quotidiane di questi uomini, ora ansiosi per lo scoppio di una mina, ora silenziosi per la nostalgia della famiglia lontana.
“Alcuni dirigenti mi danno l’incarico di fare delle riprese di una diga in costruzione come documentazione aziendale. Quindi mi assento dall’ufficio come impiegato e vado alla diga di Morasco, in alta Val Formazza. Solo che lì faccio un colpo di mano: anziché girare in 16 mm, mi procuro un’Arri 35 mm, perché nel frattempo, frequentando il laboratorio, guardando le riprese degli operatori che giravano i cinegiornali con l’Arriflex, mi ero reso conto della differenza tra il passo ridotto e il normale. Così, con la mia Arri, giro per tre settimane nel cantiere, era il 1954. Poi sonorizzo il montato in laboratorio con uno speaker della televisione che, finito il lavoro, porta una copia de La diga del ghiacciaio in Rai, che decide di mandarla in onda.” (Ermanno Olmi)

Documentario anno 1953: "Sabbioni, una diga a quota 2500"

Olmi, Ermanno [Documentario industriale] (1953) Società Edison, B/N, 10'.
RESPONSABILI: Colombo, Carla [Montaggio]. Hanno collaborato alla realizzazione di questo documentario: Ugo Franchini e Attilio Torricelli.
SINOSSI: In alta Val Formazza sta nascendo un altro importante impianto idroelettrico, il più alto di tutta la vallata. Sulle rive del lago di Morasco è sistemata la centrale, il cui funzionamento sarà automatico. Appena le turbine potranno girare, per la condotta forzata lunga 985 m scenderà l’acqua raccolta e trattenuta dalla diga dei Sabbioni. Quest’opera, oltre all’ingente quantità dei materiali impiegati, è costata 5 stagioni di lavoro a più di 1200 uomini, tecnici e operai, che per mesi hanno vissuto nel cantiere lontano dalle loro case.
Fin dai primi lavori, il giovane regista comincia a delineare quello stile personalissimo che ritroveremo nelle sue opere più mature, un mestiere da “artigiano”, alimentato dalla voglia di apprendere tutte le possibilità della tecnica e da una grande capacità di osservare.
“Sui cantieri o nelle fabbriche curiosava, parlava con gli operai e dirigenti, cercava di ambientarsi. Ogni tanto impugnava la cinepresa e filmava a mano un’immagine, un personaggio, una testimonianza. Guardava, ascoltava, assorbiva e rifletteva. Appuntava le cose sulla pellicola senza avere in testa una vera “scaletta” di racconto. Tornato a Milano, il regista passava e ripassava il materiale alla moviola, magari da solo e di notte ; e a un tratto decideva di ripartire, girava dell’altro e accumulava materiale.” (Tullio Kezich)

Storia del Rifugio